Under the Milky Way - The Church - 80sneverend - Sounds from the galaxy

I suoni della galassia

The Church – Under The Milky Way

#quotefromthe80s
And it's something quite peculiar
Something that's shimmering and white
Leads you here, despite your destination
Under the Milky Way tonight
#TheChurch #UnderTheMilkyWay

Capolavoro di ricerca introspettiva avvolto sapientemente da una musica malinconica, nel febbraio del 1988 esce questo pezzo fenomenale di una band australiana: i Church, che con l’album Starfish completano la definitiva maturazione da un indie rock con venature psichedeliche a un dream pop in cui musica e parti vocali si fondono in una miscela di raffinata sensualità.

Il titolo del brano (Under the Milky Way, “sotto la Via Lattea”) è di per sé evocativo di grandi sogni rischiarati dalla luce delle stelle e di viaggi nei quali te le ritrovi per compagne.

In realtà qui c’è subito una prima sorpresa intimista, poiché (in accordo con un comunicato stampa lanciato assieme all’album) il titolo sembra essere un omaggio del cantante e leader della band Steve Kilbery al locale (ed importante centro culturale) di Amsterdam frequentato da lui e dalla fidanzata di allora: il Melkweg, la “Via Lattea” in olandese.

Il testo è scritto con la fidanzata e Kilbery racconta serenamente la storia, dicendo come si fosse appena fatto una canna e cominciasse a suonare il piano, quando Karin entrò in camera e così composero Under the Milky Way, aggiungendo anche come la canzone non abbia un significato particolare, volendo solo creare un’atmosfera, in perfetto stile dream-pop.

Come la genesi, anche l’accettazione del pezzo è particolare, visto che il cantante lo porta al resto della band solo verso la fine delle sessioni di registrazione dell’album, causando una grossa arrabbiatura e un iniziale rifiuto all’inserimento nell’album da parte degli altri musicisti, che solo il manager del gruppo seppe vincere, intuendo le grandi potenzialità della canzone.

I Church ebbero sempre un rapporto di amore-odio con questo pezzo, tanto da far loro decidere di non suonarla nei concerti nei primi anni Duemila, per evitare di subire l’ombra del suo grande successo.

Il videoclip tradisce l’anima psichedelica del gruppo, culminando con un occhio in un tuorlo d’uovo. Nel testo è citata Memphis, ma molto probabilmente il riferimento non è alla città statunitense ma all’antica Menfi, in Egitto, essendo Kilbery un grande appassionato di storia.

Lo stupefacente assolo a metà della canzone risveglia da un certo torpore ipnotico: ad un primo ascolto sembra fatto con la cornamusa, mentre è la magistrale opera di una chitarra suonata con l’e-bow, un particolare dispositivo elettronico che consente di associare nuove tonalità allo strumento, nato nel 1969 proprio come tanti Dinosauri ottantini.

Il brano è stato ripreso in molti episodi di telefilm e nelle colonne di due film thriller piuttosto concettuali: Donnie Darko e Out of Blue.

The Church su Wikipedia

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