Where the streets have no name - U2 - 80sneverend - Strade senza nome

Strade senza nome

U2 – Where the streets have no name

#quotefromthe80s
I want to feel, sunlight on my face
I see that dust cloud disappear without a trace
I wanna take shelter from the poison rain
Where the streets have no name
#U2 #WhereTheStreetsHaveNoName

Chissà se esiste un posto nel mondo dove le strade non hanno nome. Credo proprio di sì, magari villaggi sperduti nel deserto, o inerpicati su montagne inaccessibili, o magari su isole remote. Sicuramente invece esistono posti dove l’indirizzo è ben chiaro, e in alcuni casi dice molto di più di una semplice residenza.

Quando Bono iniziò a lavorare a Where the Streets Have No Name era sconvolto da questa considerazione: aveva sentito dire che nella città di Belfast, non così lontano dal suo mondo quindi, l’indirizzo dove abiti dice praticamente tutto su di te. Intanto, in base alla zona dove abiti, dice se la tua famiglia è protestante o cattolica. Poi, se conosci bene le strade, anche il numero civico dà una indicazione del tuo tenore di vita, perché in certi quartieri più ci si avvicina alle colline periferiche, e più naturalmente i prezzi di case e terreni diventano proibitivi.

Ecco perché Bono intraprese questa sfida di portare ascoltatori e fans in un posto anonimo, dove si può essere chi si desidera essere, lontani da convenzioni ed etichette sociali. Probabilmente su queste riflessioni aveva anche influito il viaggio in Etiopia che Bono aveva da poco effettuato a seguito delle attività promosse dal Live Aid.

Where the Streets Have No Name era il terzo singolo, dopo With or Without You e I Still Haven’t Found What I’m Looking For, dal loro fantastico album The Joshua Tree. Come sappiamo, era però la prima traccia dell’album, ed era quindi il vero biglietto da visita del disco.

E in effetti, come ricordano sia gli U2 sia il loro produttore e collaboratore Brian Eno, Where the Streets Have No Name occupò quasi la metà del tempo necessario a registrare l’intero album!
In effetti la canzone è particolarissima. È molto lunga, ma anche perché c’è una fantastica introduzione di oltre due minuti, studiata suono per suono, in cui il basso e la batteria entrano dopo oltre un minuto, e la voce arriva appunto a due minuti dall’inizio. In pratica, l’introduzione potrebbe quasi essere una canzone in se!

Nonostante l’importanza che gli U2 avevano dato a questa canzone, e nonostante il successo clamoroso in tutto il mondo, gli U2 non furono completamente soddisfatti del risultato, soprattutto nel lungo periodo. Per esempio, Bono commentò anni dopo quanto trovasse banale e scontata la prima rima, tra “hide” e “inside”: una rima da poesie giovanili, ma una canzone come Where the Streets Have No Name meritava decisamente di più!

Così come l’introduzione, anche il video di Where the Streets Have No Name fu realizzato con grande creatività. Il video mostra le scene di un concerto improvvisato che gli U2 tennero sul tetto di un grande magazzino di Los Angeles, rifacendo il verso a un famoso video e concerto dei Beatles. Naturalmente lo scopo del concerto era girare il video di questa canzone: gli U2 suonarono infatti otto canzoni, e Where the Streets Have No Name fu suonata ben quattro volte.

Gli U2 avevano previsto che si sarebbe man mano radunata una folla spontanea di curiosi e fans, e che qualcuno sarebbe riuscito a salire sul tetto, per cui nelle settimane precedenti avevano fatto fare dei lavori per evitare che il soffitto cedesse sotto il peso delle persone.
Naturalmente gli U2 si aspettavano anche che la folla avrebbe prima o poi causato qualche problema di viabilità se non di ordine pubblico, e che sarebbero intervenute le forze dell’ordine. Il loro obiettivo segreto sarebbe stato filmare in diretta la polizia che interrompeva il concerto o magari arrestava gli U2.

Le cose andarono quasi così, ma non del tutto, fortunatamente. La folla si radunò, causò problemi di viabilità e arrivò la polizia. La polizia salì in effetti sul tetto del palazzo e chiede agli U2 documenti e autorizzazioni che non avevano. Tuttavia, a ogni ammissione e ogni mancanza documentale del gruppo, la polizia trovava il modo di concedere un permesso o un’esenzione o comunque di chiudere un occhio, per cui non si arrivò a arresti e interruzioni. Le poche scene con la polizia nel video, compresa la scena finale in cui la polizia sembra interrompere definitivamente il concerto, sono praticamente scene girate insieme consapevolmente. Non escluderei che tra i poliziotti ci fosse qualche fan che voleva vedere il concerto da vicino!

Where the Streets Have No Name, la canzone che apriva The Joshua Tree, non arrivò dappertutto in cima alle classifiche (e del resto l’album era uscito già da cinque mesi), ma è sicuramente rimasta una delle canzoni più amate dai fan degli U2 di tutti i tempi, e uno dei grandi capolavori di questo gruppo leggendario.

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